L’importanza dell’antica norcineria.

Quando gli inverni erano rigidi, ricchi di neve e di ghiaccio, la popolazione era messa a dura prova. Se ci aggiungiamo l’incertezza sociale dovuta a carestie, guerre ed epidemie, si può ben capire l’importanza di disporre di una fonte di proteine. I nostri progenitori avevano individuato nel maiale un prezioso aiuto. Cresciuto con rispetto e alimentato con gli scarti della lavorazione del latte, cascami e frutti della terra appositamente raccolti per lui, come ghiande, radici commestibili e frutta. Quando arrivava il ferale momento della macellazione, i bambini come il sottoscritto, erano sempre impressionati in senso negativo e positivo nel contempo. Dapprima dal sacrificio dell’animale, che avveniva in un contesto quasi cerimoniale, poi dalla complessa lavorazione, che coinvolgeva tutta la famiglia, piccoli compresi, per tutta la giornata. Giunta la notte una cascata di profumi avvolgeva il focolare e anche chi aveva sofferto la fame poteva per una volta saziarsi, per poi abbandonarsi nel sonno della stanchezza, su giacigli di fieno o paglia, mentre gli anziani raccontavano storie da tramandare generazione dopo generazione. Era sopravvivenza e l’animale veniva ringraziato per il suo sacrificio, avendo cura di valorizzarne tutte le parti. Per chi, come lo scrivente, ha vissuto queste scene, è doloroso oggi vedere lo scempio di animali macellati dopo un’esistenza misera e traumatica, per poi finire per buona parte sprecato in un cassonetto.

Antiche mannaie in ferro battuto

Nell’immagine si possono ammirare delle antiche mannaie. Si può facilmente capire che sono il frutto di lavorazione al maglio. Ancora si possono vedere le impronte del battente sul manico. Per maneggiarle bisognava avere dei muscoli poderosi e buona mira. Questa tipologia in genere si utilizzava per dividere la carcassa dell’animale macellato in “mezzene”. Vedi anche l’articolo sui magli. Cabrini Ivan.